QUELLO CHE UN FUTURO TERAPEUTA DEVE SAPERE

di Tullia Toscani.

Ogni persona sviluppa esperienze eterogenee attraverso le quali costruisce differenti immagini di sé.

La persona è il risultato di un numero infinito di campi di interazione interpersonale. Dall’essere individui si diventa “persona” attraverso il rapporto con gli altri uomini non soltanto spinti dalla ricerca di sicurezza e protezione, ma anche dal desiderio di esplorare, imparare a vivere, con curiosità. È nella relazione con l’altro che si struttura un Sé multiplo. Gli stati del Sé si modellano anche intorno alle identificazioni con le modalità di esprimere sé stessi di coloro con i quali interagiamo
(H. Racker, 1968).

La prevalenza dei modelli teorici attuali, in psicologia, concordano sul fatto che il Sé individuale prende forma dalla relazione significativa con l’Altro, e che il costituirsi di un Sé unitario deriva dalla funzione integrativa di esperienze differenti e multiple di stati mente-corpo. In altre parole, per riuscire a rappresentare il nostro Sé abbiamo bisogno dell’immagine dell’Altro. Ogni persona può essere diversa con altre persone e spesso anche diversa con la stessa persona in circostanze diverse, e ogni differenza significativa nel nostro universo evoca configurazioni specifiche di sentimenti, pensieri, comportamenti e stati del Sé (Sullivan). Noi impariamo a diventare persone attraverso l’interazione con gli altri, pertanto l’esperienza di noi stessi è discontinua, composta di differenti configurazioni, Sé differenti con differenti altri (Mitchell, 1991). Il senso della nostra identità emerge attraverso la funzione integratrice della mente, che non può mai prescindere dal contesto fisico, emotivo e valoriale dentro il quale si sviluppa la nostra esperienza relazionale.

Il percorso professionale è una parte centrale della nostra esistenza ed ha una importante funzione organizzatrice della nostra identità. Il percorso professionale che scegliamo di fare riorganizza inevitabilmente il modo di concepire la nostra esistenza, conferisce un significato personale ai ricordi passati, alle esperienze presenti e alle aspirazioni future, combinandole in un tema di vita che modella la vita professionale dell’individuo. Il percorso professionale, nel modello di formazione dell’ITFB, emerge quindi da un processo attivo di creazione di significato, che integra le nuove conoscenze nella narrazione autobiografica. Il terapeuta diventa consapevole della propria storia, degli stili relazionali acquisiti, dei modelli culturali che orientano il suo comportamento e anche di quali siano i processi mentali attraverso i quali compie determinate scelte escludendone altre. la professionalità del terapeuta richiede un affinamento della consapevolezza sistemica delle conseguenze del suo agire, pensare e sentire Ed ancora, quali contesti formativi possono facilitare, ad un allievo terapeuta, la creazione di un Sé professionale, integrato e coerente con il suo modo di stare in relazione con la propria esistenza, con l’altro, e con la relazione?

Come clinici e terapeuti familiari sappiamo che accudimento, affetto e dedizione, sono qualità indispensabili affinché le relazioni siano affidabili. E si è affidabili quando si è in grado di prendersi cura di sé stessi e degli altri.Ecco allora che aver cura di sé è il primo dovere del terapeuta. Si tratta di un atteggiamento generale, una disposizione morale a rispettare i propri bisogni e le proprie vulnerabilità come competenza imprescindibile per poter aver curare dei pazienti. Si tratta di un atteggiamento generale a rendere coerente, armonico e integrato il proprio modo di stare nella relazione con l’Altro, in ogni differente contesto della nostra vita. Muoversi lungo i sentieri scoscesi dell’interiorità significa confrontarsi allora con quello che sentiamo, con quello che proviamo, con le emozioni che nascono in noi quando siamo impegnati in qualche cosa (…) quando curiamo (cerchiamo di curare), quando diamo una mano a chi chiede il nostro aiuto. (E. Borgna, 2005)

Il compito di un terapeuta è quello di cogliere nella particolarità dell’individuo e del suo contesto relazionale le risorse che concorrono alla formazione, al mantenimento ed alla trasformazione evolutiva della sua identità.
La metodologia, esperienziale e relazionale, dell’ITFB si avvale del gruppo e della realizzazione di residenziali formativi particolarmente significativi. Le esperienze formative evocano ricordi, pensieri, sensazioni, che vengono prima rappresentati attraverso immagini visive, corporee, uditive, per poi essere trasformate in narrazioni attraverso il confronto condiviso del gruppo in formazione. La storia autobiografica è ripensata alla luce della motivazione professionale e diventa un patrimonio riconosciuto. Le risonanze che entrano in gioco nella relazione tra terapeuta e paziente, tra terapeuta e famiglia, acquistano il significato di un contesto di incontro non disturbato o disturbante, bensì differenziato ed evolutivo.

Il terapeuta fonda la propria formazione ed identità professionale sull’“aver cura” come etica relazionale, intesa come capacità di preoccuparsi delle conseguenze delle proprie azioni e della reciprocità. Aver cura, nella stanza di terapia, diventa allora una funzione che il terapeuta svolge per i pazienti, ma anche un modello che offre di qualità della relazione, dentro una dimensione etica, prima ancora che deontologica.


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